Florida on the road

Per anni abbiamo festeggiato l’arrivo del nuovo anno in montagna, alle volte anche con temperature proibitive, ma l’inverno 2017/2018 volevamo passarlo al caldo. Quale meta migliore se non la Florida con le sue acque cristalline e le lunghe spiagge, il famoso Sunshine State?

Le cose sono andate un po’ diversamente in realtà, ma andiamo con ordine.

Come al solito, dopo esserci fatti fare alcuni preventivi in varie agenzie viaggio, abbiamo preferito organizzare tutto il viaggio autonomamente: voli, itinerario, alloggi, auto a noleggio, biglietti per le attrazioni ecc… Per mesi abbiamo confrontato compagnie aeree, orari di voli, costi, motel, appartamenti, possibili mete e agenzie di noleggio auto. A fine estate avevamo un programma completo che ci soddisfaceva a pieno e anche 2 compagni di viaggio: avevamo parlato con così tanto entusiasmo di questa vacanza che una coppia di amici aveva deciso di unirsi a noi per l’avventura.

Siamo partiti la Vigilia di Natale con un volo American Airlines che, dopo aver fatto scalo a Londra e a Chicago, ci ha permesso di veder scattare la lancetta della mezzanotte a Miami, nonostante qualche ora di ritardo accumulata nella gelida “Windy City”.

Abbiamo noleggiato la prima auto del nostro viaggio (eh si, ci sarà un cambio macchina in questi 15 giorni!), un Tahoe gigantesco e nuovissimo, con meno di 20 miglia all’attivo e in grado di contenere TUTTE le nostre valigie e siamo andati direttamente al nostro primo motel. Qui ci aspettava anche il router wifi che ci accompagnerà per queste due settimane, in modo da avere sempre connessione per accedere a navigatore e internet.

La mattina di Natale ci siamo svegliati presto (grazie fuso orario!) e una volta usciti per la colazione eravamo davvero increduli: cielo azzurro, un meraviglioso sole e 25°C: eravamo davvero in infradito! Dopo aver caricato tutte le valigie in auto, andiamo a South Beach per passare la mattinata in spiaggia, dove ci siamo ritrovati circondati da gente che faceva jogging e skating in pantaloncini, canotta e col cappello di Babbo Natale in testa. L’acqua era talmente azzurra (e l’aria talmente calda) che ci siamo regalati il nostro primo bagno nell’oceano atlantico. Ma non c’è tempo da perdere, Orlando ci aspetta!

Ci fermiamo a pranzo nel nostro diner preferito, Denny’s, dove un’adorabile cameriera ci fa preparare il dolce che, durante la nostra honeymoon, ci ha letteralmente conquistato: un sundae alla vaniglia Barboun con sciroppo d’acero e bacon croccante. E non storcete il naso, se amate il bacon dovete provarlo almeno una volta nella vita. A pancia piena, risaliamo in auto alla volta di Orlando: la nostra prima tappa è il Disney Spring, un complesso i negozi e ristoranti (tutti o quasi rigorosamente a tema Disney) a Lake Buena Vista. Iniziamo così a entrare nel clima giusto per la realizzazione di un sogno che ci aspetta l’indomani. Girare per quasi un’ora alla ricerca di un parcheggio vale davvero la pena, il posto è bellissimo, curato in ogni dettaglio, e noi decidiamo di approfittarne per iniziare con un po’ di shopping. I 30° C della mattina sono però un ricordo, qui c’è un vento frizzante che ci costringe a indossare la giacca.

Dopo una notte di sonno in un motel non troppo lontano e una fantastica colazione in un’altra delle nostre catene preferite, IHop, ci mettiamo in fila per entrare nel parcheggio di…rullo di tamburi…Disneyworld! Il receptionist del motel ci aveva consigliato di partire con largo anticipo rispetto all’orario di apertura del parco e ora siamo felici di averlo ascoltato: i parcheggi più vicini sono già completi, ma un efficientissimo servizio navetta ci porta fino alle biglietterie. Almeno questa coda ce la possiamo evitare, i biglietti li abbiamo comprati da settimane, per cui ci dirigiamo direttamente al traghetto (noi lo abbiamo preferito rispetto al treno su rotaie e lo consigliamo a tutti, è molto veloce e anche caratteristico) per attraversare il lago e arrivare finalmente ai cancelli.

E una volta entrati, eccolo: quel castello che ha fatto ampiamente parte delle nostre infanzie, lo stesso che vedevamo comparire all’inizio di ogni VHS Disney è finalmente di fronte a noi. L’emozione è tanta, un sogno che diventa realtà. Trascorriamo la giornata facendo mille foto, guardando le parate (natalizie) e facendo qualche gioco, pochi in realtà a causa delle file spesso proibitive. Facciamo ancora un po’ di shopping disneyano mentre aspettiamo il grande momento: lo spettacolo pirotecnico al castello, previsto dopo le 21. Siamo in giro dalle 6 del mattino, iniziamo a essere stanchi, abbiamo male alle gambe a forza di camminare e anche andare al bagno presuppone file lunghissime facendoci largo tra la folla per ritornare poi al posticino che ci siamo faticosamente guadagnati per assistere allo show che aspettiamo con trepidazione, ma non appena questo inizia veniamo ripagati di tutto: 20 minuti di magia pura, accompagnati dalle colonne sonore della nostra infanzia e da uno spettacolo pirotecnico studiato in ogni dettaglio. Restiamo increduli, stupefatti, emozionati e rapiti da quella magia che solo il Magic Kingdom può far vivere.

Alla fine dello spettacolo l’organizzazione degli americani ci lascia stupefatti (e con tanto da imparare): grazie alle vie di fuga create e delimitate dal personale stesso, divise addirittura per senso di marcia, un fiume di gente si allontana in modo ordinato per raggiungere l’uscita. Da qui, in appena 10 minuti, attraversiamo il lago col battello e arriviamo alla biglietteria, dove ci aspetta la navetta che ci riaccompagna al nostro parcheggio. Dopo tutte queste emozioni abbiamo decisamente bisogno di una notte di sonno!

Di nuovo colazione da IHop e una visita a un enorme negozio di souvenir Disney (e non solo) aprono la nostra giornata. Lungo la strada del nostro motel ci sono moltissimi di questi negozi, facilmente riconoscibili dall’esterno perché in pieno stile cartoon, che hanno tantissimi oggetti anche super scontati. Si riparte, nuova destinazione: Daytona Beach.

Quando si parla di Daytona Beach vengono subito in mente due cose: la spiaggia più famosa al mondo, percorribile in auto, sulla quale una volta si svolgevano le corse automobilistiche, e il Daytona International Speedway, famosissimo circuito che ospita, tra le altre, la NASCAR e la 24 ore di Daytona. In una grigia e uggiosa giornata (ma non eravamo nel Sunshine State?) facciamo visita ad entrambi: nel circuito, con 27 $, si può partecipare a un tour guidato che porta anche sul circuito vero e proprio…ovviamente questo non è possibile se ci sono gare o giornate di test e OVVIAMENTE questa è proprio una giornata di test.

Ci accontentiamo di un giro un po’ ridotto, ma comunque molto interessante.

Nemmeno in spiaggia siamo più fortunati: a causa del meteo e delle mareggiate la strada è difficilmente percorribile, per cui facciamo solo una breve passeggiata tra i gabbiani che si bagnano sulla battigia, col vento che ci fa desistere dal proseguire oltre.

Un the bollente e una dormita ci rimettono in sesto e siamo pronti per una nuova meta: il JFK Space Center ci attende. Se state pensando anche voi a una visita alla Nasa, il nostro consiglio è di dedicare l’intera giornata, ne varrà la pena. La cosa che più ci ha colpito (oltre all’ennesimo giorno di pioggerella, cielo grigio e temperature basse) è sicuramente il tour in bus che porta a vedere le rampe di lancio e il Vehicle Assembly Building, dentro al quale si costruiscono e assemblano space shuttle e simili. E’ un edificio immerso nel nulla più totale, mancando punti di riferimento è difficile capirne le vere proporzioni, ma finalmente una porticina che vediamo minuscola ci viene in aiuto: quello stabile è IMMENSO! Anche la visita al padiglione con la storia delle spedizioni della NASA e i reperti delle spedizioni Apollo ci hanno entusiasmati.

Finita la visita, la nostra meta per la notte è Cocoa Beach, patria del surf (e del famoso brand Ron Jon).

Complice finalmente una giornata di sole, dopo una ricca colazione decidiamo di fare un giro in spiaggia, dove il molo e i numerosi surfisti ci fanno subito sentire sul set di Baywatch.

Prendiamo la macchina e torniamo verso sud, facciamo una sosta a Fort Lauderdale cercando lo studio di tattoo di Chris Nunez (che scopriamo essersi trasferito a Miami), pranziamo da Hooters (lo conoscete?) e via verso l’aeroporto. Torniamo a casa? NOOOOOOO! È il momento di abbandonare questo gigantesco Tahoe per prendere l’auto che ci accompagnerà nella prossima settimana a Miami e dintorni: una fantastica Camaro SS Cabrio.

Per quest’ultima settimana di vacanza, inoltre, abbandoniamo i motel e prendiamo possesso del nostro meraviglioso appartamento: una suite di 110 mq con ampio soggiorno, cucina e zona pranzo, 2 camere da letto con bagno privato, lavatrice, asciugatrice e 3 ripostigli, il tutto affacciato direttamente sul lago interno ad un complesso residenziale di lusso. Lo abbiamo adorato, anche la zona tra l’altro ci è piaciuta molto, tranquilla e residenziale, a pochi passi da numerose catene di fast food e ristoranti.

Cosa fare a Miami una settimana? Noi abbiamo ovviamente fatto un po’ di shopping (Dolphin Mall e Lincoln Road su tutti), abbiamo dedicato una giornata alla visita della città, la lussuosa Coconut Grove immersa nel verde e la zona di Wynwood con i suoi murales valgono davvero una visita. Siamo stati in un poligono a sparare con le armi che volevamo (si poteva letteralmente scegliere da un menù, è l’America!), abbiamo festeggiato il capodanno in riva al mare a South Beach, non proprio in infradito, ma con la giacca in (eco)pelle per noi andava comunque bene!

Il primo giorno del 2018, poi, siamo partiti presto, abbiamo aperto la capote (finalmente la temperatura lo permette!) e percorso i 205 km della Overseas Highway fino a Key West, il punto più a sud degli States, con una sosta presso il Bahia Honda State Park, famosa spiaggia a Big Pine Key. L’uragano Irma di qualche mese prima ha lasciato un segno molto forte in tutta la zona: la famosa spiaggia di Bahia Honda è praticamente stata spazzata via, in cima agli alberi si vedono addirittura piccole imbarcazioni e lungo la strada ci sono montagne di detriti grandi come autobus. Ma la voglia di riprendersi e la forza di volontà degli abitanti sono ancora più evidenti: ci sono infatti moltissimi cartelli che festeggiano le riaperture e si vedono persone intente a lavorare per smaltire le macerie e ricostruire anche il primo giorno dell’anno, a qualsiasi ora.

Concludiamo questa “gita fuori porta” all’interno della nostra vacanza con una visita alla cittadina di Key West, dove ci accodiamo insieme ai numerosi turisti per una foto al Southernmost Point (a soli 145 km da Cuba) e assaggiamo la famosa Key Lime Pie (che non ci entusiasma). Riusciamo anche a vedere la casa di Hemingway, ma solo dall’esterno, per cui fare le foto ai suoi famosi gatti a sei dita non ci è possibile.

Passiamo la notte in uno dei motel meno accoglienti che abbiamo trovato fino ad ora (alla reception non c’è nessuno, non riusciamo a chiamarli e siamo costretti a chiedere aiuto al proprietario del bar a fianco che per fortuna riesce a metterci in contatto con loro…una volta entrati nella tenuta del motel, a noi sembra quasi di essere in un film horror) e finalmente dopo la colazione in un locale estremamente tipico, con porzioni altrettanto tipiche, torniamo a Miami.

Un’altra cosa imperdibile, almeno per noi, era vivere una partita NBA: all’American Airlines Arena abbiamo assistito allo scontro tra Miami Heat e Detroit Pistons, con tanto di Hot Dog lanciati agli spettatori, pizze regalate nell’intermezzo, proposta di matrimonio sul maxischermo e panino mangiato sugli spalti. Uno spettacolo vero e proprio. Approfittiamo anche della splendida serata per visitare Key Biscaine e goderci lo skyline della città illuminato.

A questo punto cosa ci manca da vedere? I coccodrilli! Nonostante il sole finalmente risplenda, la temperatura resta bassa (solo 9° C) ma questo non ci frena: sfruttiamo questo cabrio e ci dirigiamo verso le Everglades. Ci siamo documentati e abbiamo scelto di fare una scelta più “ecologica”, evitando i caratteristici overcraft e scegliendo di percorrere in auto un sentiero immerso nella natura e circondato dalle paludi, che in realtà ci permette di vedere molti volatili ma quasi nessun coccodrillo. Giunti ormai quasi alla fine del percorso, veniamo però premiati per la pazienza: in una zona semi residenziale, lungo il canale che costeggia la strada, vediamo una serie di coccodrilli che si godono il sole e ci fermiamo per fare qualche foto e video da vicino.

Soddisfatti, passiamo l’ultimo pomeriggio a South Beach, tra frozen Daiquiri al Fat Tuesday, torrette di salvataggio colorate e foto in spiaggia al tramonto.

Dopo due settimane, anche se non siamo pronti, ci tocca salutare questo posto e tornare al freddo (cioè, PIU’ freddo) di casa. Prima però un’ultima avventura: naturalmente 4 valigie, 4 trolley, 4 zaini e 4 persone non entrano nella Camaro, nemmeno con un abile gioco di tetris. La soluzione può essere solo una: mandiamo i due uomini all’aeroporto con la Camaro carica delle valigie più pesanti (inutile che provate di fare i fighi, avete tutte valigie rosa!), mentre noi donne ci facciamo portare in aeroporto da un autista di Uber, che durante il viaggio ci rivela di conoscere e apprezzare molto l’Italia: ma, diciamocelo, potevano forse esserci dubbi?

Il volo di ritorno prevede il primo scalo in una New York semi paralizzata da una tempesta di neve che solo il giorno prima aveva causato la chiusura totale dell’aeroporto. Inutile dire che il ritardo è tanto, tale da farci perdere la coincidenza a Londra (anche a causa della disorganizzazione di Heatrow in realtà). Veniamo ovviamente riprotetti sul volo successivo, per il quale dobbiamo però aspettare più di 6 ore. Nel tardo pomeriggio finisce anche questa avventura, rientriamo tutti a casa, stanchi morti ma con gli occhi pieni di colori e tantissimi ricordi che non cancelleremo mai.

Prima di salutarvi, un po’ di numeri e curiosità:

  • 14 giorni

  • 13 notti

  • 4 persone in viaggio

  • 4 diverse Pharmacy girate (abbiamo preso tutti un po’ di influenza!)

  • 2 auto a noleggio

  • 6 alloggi diversi

  • 2000 km percorsi

  • 3 ore di ritardo all’andata

  • 9 ore di ritardo complessivo al ritorno

  • 4S (SSSS) su uno dei biglietti: mille domande aggiuntive

  • 1 multa presa per divieto di sosta (ma contestata e annullata)

  • 5 armi con cui abbiamo sparato al poligono

  • 30 gradi di massima

  • 6 gradi di minima

  • 1970 circa: l’ultimo inverno cosi freddo prima del nostro!

COME MUOVERSI IN FLORIDA

TRASPORTI: noi non abbiamo usato mezzi pubblici, abbiamo preferito avere la nostra auto ed essere totalmente indipendenti…d’altra parte è stato un viaggio on the road. Ci sentiamo di consigliare questa soluzione perché permette di muoversi in totale autonomia. I parcheggi a South Beach, soprattutto la notte di Capodanno, possono essere molto costosi: noi siamo sempre riusciti a parcheggiare spendendo il giusto, basta avere pazienza e ricordarsi sempre di esporre il tagliandino sul cruscotto, anche nei posteggi in cui è esplicitamente scritto che non è obbligatorio, pena una multa che poi dovrete andare a contestare (perdendo tempo prezioso!).

  • Quale compagnia scegliere? Noi abbiamo optato per Avis per la prima auto e Hertz per la seconda. Tutto sommato ci siamo trovati bene con entrambi, ma mentre la prima auto era nuova, pulita e immacolata e il servizio è stato eccellente, con Hertz abbiamo dovuto aspettare per quasi 2 ore la nostra auto, per poi vedercela consegnata veramente molto sporca (sia fuori che dentro, sedili compresi) e abbiamo avuto problemi di addebiti vari non richiesti. Una volta tornati in Italia, il servizio Hertz ci ha poi rimborsato, ma in aeroporto abbiamo trovato solo addetti scortesi.

  • Pedaggi: le “autostrade” a pagamento sono economiche (almeno per la nostra esperienza) e permettono di risparmiare parecchio tempo. La compagnia di noleggio addebita i costi sulla carta di credito che avete usato per prendere l’auto, qualche giorno (o settimana) dopo il vostro passaggio.

DOVE ALLOGGIARE

per la nostra prima parte di viaggio, quella on the road, abbiamo scelto di alloggiare in motel o catene economiche (accuratamente selezionati e valutati, volevamo spendere poco ma la pulizia per noi è fondamentale!). Possiamo consigliarvi:

  • Per Miami il “Doral Inn & Suites Airport West”. Pulito, essenziale, vicino all’aeroporto e con colazione compresa. (80 €*)

  • Per Disneyworld il “Champions World Resort” a Kissimmee. Posizione strategica per raggiungere il parco divertimenti, pulito, con piscina (l’abbiamo solo vista ma non abbiamo avuto il tempo di utilizzarla), economico. (180 €*)

  • Per Daytona Beach il “Woodspring Suites Daytona Speedway”. Nuovo, molto pulito e curato, ottima posizione. (100 €*)

  • Per Cocoa Beach “La Quinta Inn by Wyndham”. Carino, ottima posizione, economico, pulito e con un’abbondante colazione inclusa. (130 €*)

Per la seconda parte del viaggio, dovendo stare a Miami una settimana, noi abbiamo scelto di alloggiare in zona Doral, a circa mezz’ora di auto da South Beach, in un bellissimo complesso residenziale nel quale affittano appartamenti. Per noi è stata la scelta migliore, si per la zona tranquilla e piena di servizi (catene di fast food e market in primis), sia per il costo più contenuto. (1200 €*)

(*) I prezzi sono indicativi, compresi di tasse e per l’intera sistemazione (quindi per 4 persone).

DOVE MANGIARE

Qui una premessa è d’obbligo. Ogni volta che andiamo negli States, ci piace magiare “male”: nachos, hamburger, ribs ecc… e spendere il giusto, soprattutto se stiamo due settimane o più. Questo è il motivo per cui spesso andiamo nelle catene di fast food o in locali che ci sembrano tipici, piuttosto che nei ristoranti. Non amiamo mangiare cibo italiano all’estero, per cui non potremo mai suggerirvi un buon ristorante italiano: per noi, la cucina italiana (quella della nonna, per intenderci) non si batte! Se invece anche voi non state troppo attenti al conto delle calorie in vacanza, abbiamo qualche indicazione per voi:

  • Le nostre catene preferite: Denny’s su tutti, che propone una vastissima scelta; IHOP, soprattutto per la colazione (i loro pancakes sono incredibili); Chick-fil-a, il regno del pollo fritto; Shake Shak, i loro hamburger sono davvero di qualità; Pizza Hut, nonostante la pizza non sia quella a cui siamo abituati a noi è piaciuta molto e dà la possibilità di personalizzare anche la crosta (con formaggio, bretzel ecc…): noi poi abbiamo voluto provare l’ebrezza di ordinarla con consegna a domicilio per sentirci veramente in un telefilm americano; Hooters, famoso più per le sue cameriere forse, ma i loro nachos e le loro alette di pollo senz’osso con la possibilità di scegliere tra moltissime salse a vari gradi di piccantezza ci hanno conquistato!

  • A Cocoa Beach vi consigliamo il Madd Jacks Bar B Que Shack: ribs e hamburger davvero di qualità, personale attento e cortese, prezzo nella media (circa 20/25 dollari a testa).

  • A Miami vi consigliamo:

. “Wynwood Brewing Company” se siete amanti della birra e vi trovate nel quartiere caratterizzato dai murales, questa birreria vale assolutamente una sosta per il pranzo o la cena. (20/25 dollari).

. “11th Street Diner”, un tipico ristorante anni ’50 inserito in una Airstream, a South Beach.

. “Nusr-Et”, il famoso locale dell’ancor più famoso Salt Bae. Noi siamo solo entrati per una sbirciatina, ma se avete voglia di una cena di qualità senza badare a spese questo è sicuramente il posto giusto!

ATTRAZIONI

  • Disneyworld: 131 $

  • Daytona International Speedway: 27 $

  • John F. Kennedy Space Center: 50 $

  • Poligono: Lock and Load Miami, il costo dipende dal pacchetto scelto.

  • Partita NBA: 35 $


AUTORE ARTICOLO

i regaz con la valigia

Insieme dal 2004, i Regaz hanno 3 passioni: viaggiare insieme, organizzare i propri viaggi in ogni dettaglio e condividere le emozioni e le scoperte che ogni luogo regala tramite racconti e foto. Bolognesi DOC (e quindi appassionati del cibo), Sara e Diego hanno dapprima girato mezza Europa in macchina, per poi iniziare ad attraversare l’Atlantico alla volta di America e Cuba, senza mai abbandonare la natura “on the road” che li contraddistingue.


 

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